Poveri giornalisti…
Resto sempre inorridito al trattamento riservato alle persone malate famose da parte dei media. La fama comporta anche l’attrazione alla propria morte. Un buon motivo per evitare di essere famosi
In grecia la televisione è meno regolamentata dal punto di vista dei contenuti e da anni noto una mancanza di sintesi nei telegiornali che di certo non mi fa pensare cose buone sugli obbiettivi di chi fa televisione. In un ambiente del genere la malattia attrae tutta una serie di corvi che ripetono non solo comunicati ufficiali ma anche voci di corridoio, fantasie e masturbazioni dei passanti, spesso anche falsità totali. La scena dopo un po diventa patetica. Cambi canale solo per vedere sempre le telecamere che riprendono un’ospedale mentre una specie di drone da fiato ai polmoni, oppure uno dei tanti servizi da funerale che chi fa televisione convenientemente tiene pronto in un cassetto per ogni evenienza. Qualsiasi vicenda viene sviscerata in maniera superficiale. “Esperti” del settore vengono invitati a mostrare la loro insignificanza nelle “finestre”. Non è raro vedere sei primi piani sullo schermo di persone che non capiscono una fava di quello che dicono ma che devono dire la loro. Pezzi di reportage vengono ripetuti fino alla nausea.
In Italia la cosa è tutto sommato meno accentuata in quanto c’è un controllo editoriale di buon gusto nel telegiornale. Non parlo del controllo editoriale politico, quello del “panino” per intenderci, ma di controllo dei tempi e dei contenuti. In un telegiornale italiano vengono snocciolati i fatti più “importanti” della giornata in 30 minuti. In un telegiornale greco la stessa cosa dura almeno un’ora e mezza.
La malattia del Papa mostra quanto anche in Italia è pronto a sbarcare un fenomeno analogo. L’accanimento col quale viene seguita la salute di questa persona, la ripetizione continua dei bollettini medici non è che un’assaggio di cosa è possibile se i media non vengono gestiti bene nei tempi.
Chi mi fa più pena in questo momento sono i giornalisti coscienziosi. Quelli che vorrebbero fare il loro lavoro ma che sono costretti ad alimentare la macchina mediatica della morte con l’ennesima ripetizione di bollettini medici e informazioni d’archivio.
Se sei importante quando sei vivo sei importante anche quando sei morto. La tua morte però non dovrebbe essere importante. Non al punto che i media vorrebbero farci credere.
Riposa Papa del mondo. Ci mancherai.